Giovedì ore 16.30 e 21.00
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Cheyenne
è stato una rockstar nel passato. All'età di 50 anni si veste e si trucca come
quando saliva sul palcoscenico e vive agiatamente, grazie alle royalties, con
la moglie Jane a Dublino. La morte del padre, con il quale non aveva più alcun
rapporto, lo spinge a tornare a New York. Scopre così che l'uomo aveva
un'ossessione: vendicarsi per un'umiliazione subita in campo di concentramento.
Cheyenne decide di proseguire la ricerca dal punto in cui il genitore è stato
costretto ad abbandonarla e inizia un viaggio attraverso gli Stati Uniti. Il testo della canzone dei Talking Heads che dà il titolo al film e riveste un ruolo in una delle scene più importanti e intense rappresenta una sorta di sintesi di questa opera in cui Sorrentino torna al lucido intimismo degli esordi sotteso costantemente da una ricerca che si fa percorso di vita. Cheyenne, rocker ormai in disarmo ma che un tempo fu celebre e di quella celebrità gode ancora i frutti economici, è un uomo che quotidianamente si trasforma in maschera. Quasi avesse bisogno di aggrapparsi a quel passato di gloria che ora non rinnega ma rifugge. Cheyenne si trascina dietro un bagaglio di situazioni irrisolte. Prima fra tutte la dinamica dei rapporti con la figura paterna. E’ un essere umano che il padre ha creato e, al contempo, limitato trasmettendogli inconsciamente un'ossessione che il figlio scoprirà solo dopo la sua morte. Sean Penn è straordinario nel disegnare, ancorandolo alla realtà, un personaggio che potrebbe ad ogni inquadratura dissolversi nel grottesco o nella caricatura. Quest'uomo che fa di tutto per essere riconosciuto e, al contempo, nega pervicacemente con tutti la propria identità ha la complessità di quelle figure che si imprimono con forza nell'immaginario cinematografico.
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