Giovedì ore 16.30 e 21.00
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Il
lustrascarpe Marcel Marx vive a Le Havre tra la casa che divide con la moglie
Arletty e la cagnolina Laika, il bar del quartiere e la stazione dei treni,
dove esercita di preferenza il proprio lavoro. Il caso lo mette
contemporaneamente di fronte a due novità di segno opposto: la scoperta che
Arletty è malata gravemente e l'incontro con Idrissa, un ragazzino immigrato
dall'Africa, approdato in Francia in un container e sfuggito alla polizia. Con
l'aiuto dei vicini di casa – la fornaia, il fruttivendolo, la barista - e la
pazienza di un detective sospettoso ma non inflessibile, Marcel si prodiga per
aiutare Idrissa a passare la Manica e raggiungere la madre in Inghilterra. Un cast
di attori franco-finlandesi interagiscono in quel di Le Havre in un quartiere
dove ancora “buongiorno vuol davvero dire buongiorno”, per usare –
assolutamente non a caso - una frase di Miracolo a Milano,
di De Sica e Zavattini. Eppure, la
battuta più bella ed emblematica del film è proprio: “restano i miracoli”, dice
il dottore, “non nel mio quartiere”, chiosa Arletty. È tutto qui il miracoloso
(questo sì) nodo di poesia e disincanto, ottimismo e amarezza di cui è fatto Le
Havre , uno dei migliori Kaurismaki in assoluto. Il finale si preoccuperà
poi di illuminare il concetto, con uno splendido e improbabile ciliegio in
fiore: un altro mondo è possibile o ci vorrebbe davvero un miracolo perché una
storia come quella di Idrissa accadesse nella realtà? Entrambe le cose, sembra
dire il regista: il cancro che affligge il nostro modo di vivere e di agire è a
un livello più che mai avanzato, ma “restano i miracoli”.
Da Mymovies.it |