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Quando
il cadavere di una ragazza affiora dalle acque di un fiume, qualcosa nella
quotidianità di Mija – badante part-time affetta da alzheimer – si incrina man
mano che scoprirà di più sulle ragioni che hanno portato al suicidio della
giovane.
La
morte scorre sul fiume, placido ma incessante, e la tranquilla vita di
provincia, fatta di routine e coazioni a ripetere, viene turbata dal macabro
inaspettato, cercando disperatamente di riassorbirlo nella propria bambagia
protettiva. Chi era già al di fuori - come la sensibile Mija, nonnina smemorata
che tende a soffermarsi su particolari per i più insignificanti, come la quiete
degli alberi o il colore dei fiori – paradossalmente possiede gli strumenti, o
gli anticorpi, necessari per misurare l'orrore come merita. Lee Chang-dong si
sofferma sulla provincia coreana per indagare sui semi del male piantati da una
società indolente nel suo vuoto di ambizioni e asservita al denaro come unico
scopo della propria esistenza. La macchina da presa, mossa da Lee con il giusto
garbo e il minimalismo di chi sceglie di osservare anziché di trascinare via
con sé, si adegua al ritmo di Mija e al suo percorso lento, sofferto e soggetto
agli sbalzi di una memoria ingannatrice; una via tortuosa e collaterale alla
(sua) verità, che arriva dove si ferma quella dritta e immediata.
Sorretto
dall'interpretazione strabiliante di Yu Junghee, tornata a recitare
appositamente per lui, Lee Chang-dong aggiunge un altro poderoso capitolo alla
sua inquietante indagine nelle pieghe meno gradevoli dell’animo umano.
Da “Mymovies.it”
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