Intervista a Mr. Garrette, educatore e nuovo responsabile
del foyer Père Guillaume di Ayamé

Ayamé, 26 aprile 2003

I: Buongiorno signor Garrette
G: Buongiorno!
I: Sei pronto per questa intervista senza veli?
G: Certamente, mi presterò volentieri a rispondere a tutte le vostre domande.
I: Cominciamo subito: come sei venuto alla conoscenza del Foyer?
G : Ho conosciuto il Foyer tramite il padre Francis Dedié di Anonkoua Kouté l'anno scorso. Ero a quel tempo il presidente della Jeunesse Catholique ad Aboisso e, essendo inoltre alla ricerca di un lavoro, il religioso mi ha offerto un posto come educatore che all'epoca era vacante. Si trattava del nostro Foyer (del quale iniziavano ad occuparsi Lorenzo Fenzi e Michele Perazzani N.d.I.) ed accettai subito con entusiasmo dopo un colloquio.
I: Parlaci un po' della tua visione del Foyer: ne hai conosciuti anche altri, dunque dicci un po' quali sono le differenze che hai notato maggiormente.
G: Beh, prima di arrivare al nostro Foyer non avevo idea di cosa ci potesse essere di diverso rispetto agli "internati" che ho frequentato quando andavo a scuola io (si trattava di strutture dormitorio, che ora non esistono più, comprese nei licei per facilitare la vita degli studenti, ma non avevano alcuno scopo sociale N.d.I.). La grande differenza rispetto agli altri foyer che ho conosciuto, si basa soprattutto sul fatto di seguire direttamente i ragazzi nella loro educazione, nello studio come nel tempo libero.
I: E adesso spostiamo un po' il tiro con una domanda allo stesso tempo banale e che va a scavare in profondità: come vedi i giovani ivoriani? (intendo dire soprattutto riguardo al loro futuro), e come vedono i giovani il nostro mondo occidentale?
G: Come i giovani di tutto il mondo anche i nostri giovani aspirano al benessere sociale.
Purtroppo però ci sono anche degli ostacoli a volte piuttosto duri da superare, primo fra tutti è quello di una certa difficoltà economica. E senza cultura si sa che si fa fatica, e a questo cerca anche di rimediare con differenti accorgimenti il governo del nostro paese, soprattutto attraverso la proliferazione di scuole e centri di formazione per il lavoro. Tuttavia, quello dell'istruzione non è il solo problema per i giovani, dato che, una volta terminata la carriera scolastica, è comunque difficile trovare un lavoro. Tutto ciò è all'origine del senso di disorientamento dei giovani ivoriani.
Considerato quanto detto non è certo strano che molti giovani ivoriani vedano come una possibile soluzione a questi problemi l'emigrazione verso altri paesi dove ritengono sia più facile trovare un impiego e trovare quel benessere economico che sarebbe altrimenti difficilmente raggiungibile nel loro paese.
I: Quando si parla di problemi riguardo ai paesi africani si intende sempre di problemi economici.
A tuo avviso si tratta solo di questo oppure c'è dell'altro?
G: Bisogna innanzitutto specificare qualcosa: come retaggio del colonialismo l'africano è stato abituato a ricevere tutto quel che ha. E questa abitudine si è radicata nella cultura africana.
La conseguenza è che a tutt'oggi ci si aspetta ancora degli aiuti dall'Europa senza cercare di arrangiarsi a tutti i costi. Secondo me poi l'attuale stato di globalizzazione non fa altro che acuire le differenze tra i paesi ricchi e quelli poveri. I debiti di questi ultimi crescono al ritmo degli interessi che maturano su di essi e quegli stessi capitali non vengono sfruttati come invece sarebbe opportuno. Bisogna infatti ammettere che anche i dirigenti hanno le loro responsabilità, in parte frutto della cultura conseguente al colonialismo, ma pur sempre nociva alle sorti economiche del paese. Le nuove generazioni dirigenziali, formatesi in Europa e Nord America invece danno maggiori speranze, ma il conflitto che naturalmente si viene a creare con la classe dirigente di vecchio stampo non fa altro che indebolire il paese in un vortice di lotte interne per il potere. E di questa fragilità, politica oltre che economica, ne approfittano le multinazionali e i paesi ex colonizzatori.
I: Sei stanco ?
G: Assolutamente no.
Non sono certo abituato alle interviste ma va tutto bene lo stesso.
I: Altra domanda: e con la cultura africana, come la mettiamo?
Che idea hai insomma della tua cultura? Mi riferisco in particolar modo alla cultura della paura (si parla di geni, feticci, sacrifici, stregoni, magia ecc. N.d.I.), considerando sempre comunque che secondo me parliamo di un continente ancora giovane nonostante i suoi secoli di storia.
G: Ma sai, le grandi religioni sono tutte importate. Qui c'è sempre stato l'animismo. E queste forme di fede convivono tutt'oggi con quanto arrivato dall'occidente e dal mondo arabo. Non per niente si dice che "l'africano è con la testa nella cultura moderna e con i piedi ancora nella sua vecchia cultura".
Certo si vede una chiara differenza tra le nuove generazioni e quelle precedenti, anche se le tradizioni sono molto più forti, e dunque difficili da superare, nei villaggi più piccoli e più isolati dalle grandi città. Insomma non si è ancora arrivati ad un equilibrio come potrebbe essere quello trovato dal Giappone tra tradizione e modernità, ma le cose si stanno comunque evolvendo. In definitiva, secondo me, fino a quando gli ivoriani non riusciranno a scindere la saggezza della tradizione dal folklore, fatto di storie e superstizioni, la Costa d'Avorio non riuscirà ad uscire dal proprio stato di sottosviluppo.
I: Il Foyer Père Guillaume è, a tuo avviso, su questo sentiero di cambiamento culturale di cui abbiamo parlato e del quale questo paese ha bisogno ?
G: Trattandosi di un luogo di incontro di diverse culture ed etnie, data la eterogenea provenienza ed estrazione sociale dei ragazzi ospitati, il nostro primo compito è proprio quello di prendere coscienza della propria e della altrui cultura, e allo stesso tempo proiettarsi con fiducia verso un vero mondo globale. Detto questo, sì, penso proprio che siamo sulla strada giusta per conseguire questo importante obiettivo.
I: Abbiamo finito.
Un'ultima considerazione prima di congedarti. Hai tre righe per scrivere quello che vuoi ai tuoi lettori. Ti lascio quindi così rinnovandoti i complimenti per il ruolo che ti sei meritatamente guadagnato e con un grosso in bocca al lupo per questa tua nuova carriera dirigenziale.
G: Vorrei ringraziarvi per l'onore che mi accordate affidandomi questo importante incarico di direttore del foyer. Cercherò di dare il meglio di me stesso. Cari lettori, tenetemi nei vostri ricordi.

Intervista a cura di Lorenzo Fenzi
Traduzione a cura di Tommaso Zamperini

finestra
CARTA D'IDENTITÁ

cognome: NIAMKEY

nome: GARRETTE HELMONE

nato a: PORT BOUET (ABIDJAN)

il: 4/9/1971

età ufficiosa: 28 anni

stato civile: CELIBE
con un FIGLIO (YVES)

titolo di studio: B.T.S. -
GESTIONE COMMERCIALE

sogno nel cassetto: DIRIGENTE
di una GRANDE IMPRESA e
rendere il FOYER un PARADISO TERRESTRE


 

Impressioni d'Africa

Ciao a tutti quelli che si trovano dall'altro capo e leggeranno queste righe. Sono partito da Verona per incontrare la realtà del progetto ABCS al Foyer d'Ayamé dei ragazzi, fin'ora non mi è uscita una vera impressione, una parola che si riassume in un'unica espressione è la scoperta, forse, di cosa mi ha colpito al momento del mio arrivo ad Abidjan il primo contatto con il continente Africa, certamente un colore, spunta su tutto in questo arcobaleno, il Nero che qui raccoglie tutte le sfumature non solo quelle della pelle ma del creato, qui in un certo senso non esiste l'inquinamento luminoso che c'è da noi, la notte è come una coperta nera che ti avvolge con tutte le stelle come decorazione e rimani stregato con il naso all'insù per tanta bellezza. Lo spostamento per arrivare ad Ayamé ha mostrato un altro viaggio nel viaggio di località in località, di controllo in controllo, ha mostrato le prime immagini a fotogramma della gente e di come la vita è intensa da queste parti per buona parte della notte, mi ricorda un mio viaggio precedente, ma questa è un'altra storia. Non riuscivo comunque ad immaginare ciò che il giorno mi riservava, dentro di me c'è ancora troppo di ciò che mi sono portato da Verona e nello spostamento notturno in auto Lorenzo ed il "vigile" Tommaso, troppo stanco della giornata appena trascorsa, una volta presentati ci siamo scambiati le prime risposte sulle domande che ponevo sulla vita al foyer e degli Ivoriesi, ma non è il tutto. Questi primi giorni mi hanno mostrato varie attività nella vita quotidiana della gente d'Ayamé e di come lo spostamento a piedi sia la principale attività per raggiungere il lavoro o la scuola per i ragazzi, c'è vita sulla strada non all'interno delle mura domestiche tutto o quasi si volge alla luce del sole, non è finita qui di certo, resta un ultimo pensiero non conosco la lingua francese usata qui comunemente da tutti, meno male forse, anche con difficoltà mi aiuta più a vedere e in particolare ad ascoltare di più i messaggi del corpo della gente che ti comunicano per primo, le parole a volte possono attendere. Mi auguro in questa breve permanenza, di riuscire a percepire se posso essere utile come persona in un progetto nel Foyer.

Andrea Bonadiman