di Giancarlo Bregantini

P. Giancarlo
 

 

25mo di sacerdozio

E' quasi un "amarcord" questo mio ritorno a Crotone, in occasione del mio 25mo di sacerdozio.
Lo celebro esattamente il 1° luglio 2003, avendo ben impresso nel cuore quel 1° luglio del 1978, quando fui ordinato prete da mons. Giuseppe Agostino, allora arcivescovo di Crotone.
Un sabato.
Perché proprio nel giorno già fissato e scritto, il 29 giugno, il vescovo era bloccato a Roma, per esami difficili, in seguito ad un'improvvisa e rara infezione agli occhi.
La mano di Dio l'aveva però assistito e guarito.
Assente per quel giorno, scegliemmo il sabato successivo, in cattedrale, tra una folla che lo sentiva "riavuto dal cielo".
Le notizie allarmanti erano superate e l'esultanza della gente era evidentissima.
Ma anche il suo cuore di pastore - come confessò lui stesso - era intriso di gratitudine. Aveva infatti rischiato di divenire cieco.
E quando invece i medici lo assicurarono, eccolo rendere grazie a Dio ed alla Vergine Maria, con cuore giubilante. Segno di questa comune gioia fu proprio quella mia ordinazione sacerdotale, nel pomeriggio di sabato 1 luglio. La mia lunga barba nera ravvivava la speranza. Anche per questo, l'ordinazione resta ancora oggi un "memoriale", cioè un gesto che ti parla e ti dice che "Dio con una mano ferisce e con l'altra guarisce!".
Questa coincidenza, che in realtà fu una "vera provvidenza", mi restò sempre impressa nel cuore. Perché da prete, ebbi costante la certezza che ogni avvenimento non va mai come lo desideri. C'è sempre nell'aria un "diavoletto", più o meno svelto, che guasta le feste. Quando meno te lo aspetti, eccoti spiazzato. Programmi modificati, persone offese, amici che non si fanno vedere, sofferenze inaspettate, difficoltà non programmate.
E allora che fai?
Non resta che uno stile, imparato anche quel giorno: andare avanti, adattare il tuo cuore alle situazioni mutate, con la certezza che, così come vanno, le cose è sempre meglio di come io stesso le avevo pensate.
E mi sovvien di una bella frase di san Gaspare, il grande maestro spirituale di ogni stimmatino. Leggermente adattata, suona così: "La vita è come una scuola guida. Tu guidi la tua macchina e la sai condurre bene. Accanto a te, c'è il Signore, che ti segue con occhio vigile ed attento. Ma ad un certo punto, ti chiede di guidarla lui stesso. Tu non vorresti, perché ti sembra di perdere di importanza. In realtà, la macchina corre più veloce e sicura. Il Signore la sa guidare molto meglio di te. Ma che farai, allora, con le tue mani libere?
Congiungile e prega...".
Per questo, nel ritornare a Crotone, celebro in Cattedrale e sosto nella bella cappella barocca della Madonna di Capo Colonna, ricordando i lunghi pellegrinaggi, per tutta la notte, a metà maggio, dalla città al mare. La folla strabocchevole, le stelle in cielo, le tante preghiere, la gioia di vedere sorgere il sole all'alba, le suore di clausura che ci seguivano dall'alto del loro monastero.
E la stanchezza dei dodici chilometri si dimenticava, nel celebrare la messa in riva allo scoglio del Capo!
In quella Cattedrale sono stato ordinato prima diacono, il 29 maggio 1977, giorno di Pentecoste.
L'anno dopo, appunto il 1° luglio, prete. Infine, il 7 aprile 1994, consacrato vescovo. Tutti e tre i sacramenti mi sono stati donati dallo Spirito di Dio tramite le mani dello stesso vescovo Agostino. Per una felice coincidenza, al diaconato c'era anche Carlo Carretto, che diede la sua toccante testimonianza di "diacono permanente!".
E pensare, che in un momento decisivo della mia vita, la sua parola sciolse molti miei dubbi sessantottini, rilanciandomi con coraggio fino al sacerdozio.
Un sigillo, risposta di un Dio che sa guidare meglio di me e lo sa fare fino alla meta.
Non mancherà un rapido giro per i vicoletti, gli "stritti" del centro storico, che mi hanno visto studente, diacono e prete, nel visitare famiglie in evidente povertà, ma sempre con un cuore gonfio di cordiale accoglienza. Per cui, ogni giro tra quelle case, dai contorni di fascino, con gli scorci più suggestivi, era interminabile. Impossibile programmare orari. Saltavano sempre, perché ogni casa era un invito, una carezza ai bellissimi bambini, dagli occhietti furbi. Per loro, ecco il doposcuola, con suor Gerarda e suor Gervasia, la "terribile". Ma anche il laboratorio di sartoria e ricamo per le ragazze e le mamme, con suor Martina e la dolcissima suor Maura, in paradiso da tempo.
Ricordo

La chiesa di santa Chiara faceva come la chioccia, per tutti: sempre aperta, bella nel suo fascino barocco. Nel coretto, se vegliavi in silenzio, risentivi il canto gregoriano delle Suore Clarisse, che per secoli, dal trecento fino a metà ottocento, hanno custodito questo gioiello artistico. La famosa ruota evocava incontri e drammi di bimbi ivi delicatamente deposti, in povertà. E nel convento, la nostra piccola ma unita Comunità stimmatina: padre Ignazio, padre Silvano, padre Tarcisio ed io. Poi venne padre Bruno ed ora vi sono ancora padre Silvano e padre Franco Saverio.
Altri vi furono ospiti. Perché la comunità l'estate si allargava. Ogni buco diventava una stanzetta.
Povera ma accogliente. e soprattutto vivacissima nel gustare le bellezze della Calabria. Non mancavano le lingue, tedesco ed inglese, perché gli ospiti o i parenti venivano anche da lontano. Ma il cuore superava le fatiche linguistiche. E soprattutto il mare o la Sila parlavano un linguaggio da tutti ben compreso: la bellezza. Quella bellezza che salverà il mondo, per dirla con i grandi mistici.
Dall'altra parte della città, una visita speciale la meritano le fabbriche con le ciminiere fumanti. Oggi, purtroppo quasi spente. E mi ricordo di una realistica frase di don Pietro: "se si spengono le ciminiere delle fabbriche, si spengono anche i camini delle case!". Vero, purtroppo. In una Crotone oggi molto cambiata, che cerca nuove strade di industrializzazione, per non perdere un patrimonio di senso civico e legalità che le fabbriche hanno insegnato. Quanti ricordi tra gli operai: prima timidi ai cancelli, poi un passo più avanti in mensa, con un breve giro sul piazzale, per arrivare infine a tutti gli angoli polverosi e a tratti pericolosi dello stabilimento. Il fosforo ne fu il segno chiaro, quando fu gettato per strada come protesta contro la chiusura di quelle ciminiere. Un gesto che scandalizzò i ben pensanti del Nord, perché tra quegli operai notarono subito la figura decisa di mons. Agostino, che ne prendeva autorevolmente le difese!
Sarebbe poi bello proseguire un poco oltre, sulla stessa strada, oggi intessuta di tante piccole fabbriche ed uffici, per giungere alla periferia nord, dove è collocato il carcere.
Questa fu per me la vera scuola della misericordia, qui appresi come affrontare il peccato ed il male, che si fa mafia, durezza, omicidio, furto. Ma standovi, ho capito che non c'è tanto l'errore, quanto l'errante. Non ci sono codici, ma persone, non pagine, ma occhi.
Perché "Dio fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti!".
Sempre lui, ricco di misericordia.
Perché ognuno di noi ha un cammino intessuto di mistero, che Lui conduce.
Altri luoghi si fanno memoria, come le parrocchie della città, dove ho prestato un servizio fatto di gioiosa gratuità e riempito di soddisfazione pastorale.
Bella la fraternità sacerdotale che ho gustato a Crotone. Piccoli aiuti, sostituzioni, consigli, confessioni, amicizie, qualche arrabbiatura. Il tutto condito da celebrazioni comunitarie che sanavano e rilanciavano. Sotto la protezione di san Dionigi l'aeropagita, che nella sua testa tagliata per amore di Cristo, segnava la misura dell'amore, che è e resta sempre la stessa: amare senza misura.
Questo mi ha insegnato Crotone.
Questo celebro, alzando il calice della benedizione, certo che Dio saprà guidare con sapienza il mio cammino futuro, perché Lui è il mio Signore ed il mio Dio, cui riaffido la mia vita di Pastore!