Il banchiere dei poveri

Spesso si dice che i popoli dei paesi poveri dovrebbero darsi da fare per uscire dalla povertà, come hanno fatto gli italiani dopo la seconda guerra mondiale.
Questo lo credevo anch'io. Quando nel terzo mondo ho conosciuto contadini che lavorano 14 ore al giorno per guadagnare appena il necessario per mangiare, ho cambiato idea. Mi sono reso conto infatti, che in certi paesi non basta la "voglia di lavorare" per uscire dalla povertà.
Ho chiesto a mio padre come abbia fatto lui da povero a mettersi in proprio ed acquistare i macchinari per lavorare. Mi ha risposto che esisteva la possibilità, tramite le cambiali, di acquistare i macchinari, e poi pagarli un po' alla volta.
Successivamente mi ha detto che anche le banche hanno iniziato a concedergli prestiti, e così è uscito dalla povertà.
Ho capito quindi l'importanza che ha avuto in Italia la possibilità di pagare a rate e quella di ottenere prestiti (il cosidetto "accesso al credito") per creare sviluppo.
Il fatto è che nel terzo mondo queste opportunità, nella maggior parte dei paesi, non esistono; e non esisteranno mai, finché qualcuno non deciderà di crearle, come ha fatto Muhammad Yunus.
Muhammad Yunus, un inglese di origini bengalesi, dopo aver insegnato economia alla Middle Tennessee State University, Usa, decise, nel 1972, che era tempo di rientrare nel suo paese, il Bangladesh. "Insegnavo allora a Dacca, all'università, eleganti teorie economiche certo di avere in tasca tutte le soluzioni", racconta Yunus. "Eppure mi recavo al lavoro e il mio cammino era disseminato di scheletri, di persone che attendevano solo di morire. Non potevo sopportarlo: tutto quello che avevo imparato mi sembrava inutile. Cominciai a pensare se c'era qualcosa che potevo fare, come essere umano, per aiutare anche una sola di quelle persone.
Cominciai così a informarmi sulla vita delle gente cominciando dal villaggio vicino alla mia università".
Yunus incontrò così una vedova con le sue due figlie: Sufia Khatun, una dei 55 milioni di contadini bengalesi nullatenenti.
Sufia prendeva in prestito soldi per costruire sgabelli di bambù che poi vendeva. Ma l'esorbitante tasso di interesse che le veniva applicato le impediva di emanciparsi dalla povertà.
Tutto ciò di cui Sufia aveva bisogno per emanciparsi da quel lavoro forzato era il denaro per acquistare il bambù. Yunus si informò e scoprì che c'erano altre quarantadue persone nelle sue stesse condizioni. Decise allora di prestare ventisette dollari di tasca sua. Disse agli studenti che lo assistevano nella ricerca di spiegare a quelle persone che stavano ricevendo un prestito che doveva essere restituito. Nel frattempo potevano vendere i loro manufatti a prezzo libero.
Grazie al prestito ed al tasso di interesse accessibile, tutte le persone riuscirono ad avviare un'attività autonoma ed a rimborsare la somma ottenuta con gli interessi.
Da questo esperimento è nata nel 1976 la Grameen Bank, (www.grameen.org ) e con essa il cosiddetto "microcredito", che consiste nel prestito di piccoli importi, concesso a persone povere, senza pretendere garanzie e finalizzato allo sviluppo di piccole attività.
Una scommessa molto forte che la Grameen Bank ha di fatto vinto come si evince dai risultati: la Grameen Bank con 1.128 filiali fornisce oggi servizi a 38.951 villaggi, più della metà della totalità di quelli del Bangladesh.
Il ripagamento dei prestiti, che si aggirano in media intorno ai 160 dollari, è di più del 95%.
Parte integrante della filosofia della Grameen è il principio che non devono essere i clienti ad andare in banca, ma la banca ad andare dai clienti, partendo dal presupposto che - per un povero - un ufficio è un luogo minaccioso, terrificante.
La Grameen, che ha sempre puntato alla massima semplicità di funzionamento, è arrivata a perfezionare un meccanismo di rimborso, che si basa su un prestito con scadenza a un anno, tratte settimanali di identico importo, inizio dei pagamenti dopo una settimana dalla concessione del prestito.
La Grameen Bank fornisce credito a gruppi di cinque persone i cui appartenenti devono risiedere nello stesso villaggio. Il sistema si basa sulla responsabilità collettiva: la convinzione cioè che le persone del gruppo, conoscendosi, possono controllarsi e valutare l'attendibilità di ciascun componente del gruppo stesso.
E' una forma di sicurezza del tutto affibabile, più di ogni garanzia patrimoniale
La banca ha raggiunto i 2.373.841 soci, di cui quasi il 95% sono donne. Dice Yanus "le donne restituiscono il credito perché sono più affidabili in virtù dei figli. Quindi risparmiano, curano fino all'ultimo centesimo, reinvestono. Mentre gli uomini premettono i propri bisogni personali a tutto."
A confortare Yunus in questa scelta di fiducia alle donne c'è adesso anche un rapporto del Ministero del Tesoro britannico, secondo il quale troppe donne a torto lasciano il controllo dei soldi ai mariti che poi mal gestiscono le finanze domestiche.
Ora sono le Indie, un tempo colonizzate dal Regno Unito, a fare scuola di pensiero anche nei confronti degli ex colonizzatori. Ma la Grameen Bank è molto più di una banca. Infatti opera anche attività di sensibilizzazione su temi quali: la salute, l'igiene, la nutrizione, l'importanza dell'istruzione e della pianificazione familiare.
Oggi il modello del "Microcredito" della Grameen viene seguito in tutto il mondo, una formula esportata nelle Americhe del Sud ma anche nelle città ricche del Nord America come Chicago, New York e Los Angeles. Dalla esperienza della Gra-meen Bank ha preso corpo in Italia il progetto della Banca Etica Popolare (www.bancaetica.com, tel 049. 8771166), che sostiene finanziariamente progetti per la riduzione del disagio delle fasce deboli della popolazione, la salvaguardia dell'ambiente, la cooperazione col Terzo Mondo, la promozione di attività culturali e sportive e garantisce ai clienti informazioni chiare su come vengono investiti i loro soldi
E' grazie a realtà come queste che forse un giorno anche i figli dei contadini del terzo mondo potranno sentirsi raccontare la storia che mi ha raccontato mio padre.