Youssuf è egiziano

Gli effetti di una sanatoria "padronale"...

L'abbiamo soprannominato il faraone. Il suo viso, il suo profilo, i suoi occhi ricordano quelli dei faraoni che vengono raffigurati nei libri di storia. Anche il suo modo di fare è elegante e raffinato, al punto che abbiano iniziato a domandarci se non sia realmente l'ultimo discendente di Tutankamon.
Ogni giovedì, da qualche mese, Youssuf viene allo sportello migranti. La sua presenza è discreta: si siede accanto al mio collega e attende pazientemente di potergli chiedere se ci sono novità. Poi, si rivolge a me e, sempre molto gentilmente, mi domanda se ritengo che ce la farà ad avere il tanto agognato permesso di soggiorno.
Il suo lasciapassare per la vita!
La cooperativa per cui ha lavorato Youssuf nei mesi antecedenti l'entrata in vigore della sanatoria e che ha presentato la sua domanda di regolarizzazione è rimasta coinvolta in un'indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Verona.
Questa cooperativa, con l'ausilio di alcuni professionisti, ha ben pensato di fare un business della sanatoria ed ha "venduto" le domande di regolarizzazione a lavoratori stranieri che non avevano un datore di lavoro disposto a regolarizzarli.
Per espressa disposizione di legge la regolarizzazione del lavoratore migrante che ne aveva i requisiti costituiva, infatti, in assoluta coerenza con il tenore politico della legge Bossi-Fini, una scelta esclusiva ed arbitraria del datore di lavoro con l'ovvia conseguenza che cittadini extracomunitari che si trovavano nelle stesse condizioni hanno subito trattamenti diversi a seconda del "padrone" che si ritrovavano.
In questo contesto quei datori di lavoro che hanno utilizzato la prestazione lavorativa di cittadini extracomunitari al solo fine di speculare sul salario e di evadere i propri doveri contributivi non hanno pensato due volte a "disfarsene" nel momento in cui è stata loro richiesta la regolarizzazione lasciando letteralmente per strada lavoratori migranti che avevano tutti i diritti di beneficiare della sanatoria.
Di fronte al diniego del datore di lavoro di regolarizzarli, pochi sono stati coloro che hanno avuto la possibilità, e sono stati sostenuti in questa loro scelta, di rivolgersi all'autorità giudiziaria. Gli altri, la maggior parte, per paura e per disinformazione, a causa della brevità dei tempi di questa sanatoria che non ha consentito una campagna di informazione capillare e approfondita, sono stati costretti a rivolgersi a veri e propri estorsori.
Questi i fatti: a pochi giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande di sanatoria, molti cittadini extracomunitari, l'inchiesta condotta dalla procura di Verona parla di trecento, ma il numero potrebbero aumentare, non avevano un datore di lavoro disposto a regolarizzarli, pur essendo in possesso di un lavoro.
Ad aiutarli ci avrebbe pensato un uomo che avrebbe promesso di sistemare tutto!
E di fatto, ci ha proprio pensato, sembra con l'ausilio di una commercialista veronese e di un titolare di una cooperativa, il famoso "prestanome", cioè colui che risultava come datore di lavoro e che ha firmato tutti i moduli prestampati dal Ministero degli Interni per la presentazione della domanda di sanatoria. Il prezzo di tutto ciò?
Mille euro da versare come prima rata con tanto di ricevuta, poi altri soldi, sino ad arrivare, nel caso estremo di otto indiani, a 3.500 euro, da pagarsi al momento della consegna del cedolino che certifica l'avvenuto pagamento del contributo richiesto per la sanatoria.
E' solo all'indomani dell'11 novembre, data di scadenza del termine per la richiesta di regolarizzazione, che i protagonisti di questa storia scoprono di essere stati truffati.
Lo studio professionale presso il quale si sono recati a firmare la domanda di sanatoria è chiuso, il loro "benefattore" sembra essersi dissolto nel nulla, e la cooperativa, della quale avrebbero dovuto risultare come dipendenti, avrebbe chiuso!
Qualcuno di loro ha avuto il coraggio di parlare e di andare direttamente in questura, qualcun altro si è rivolto alle varie associazioni che si occupano di immigrazione, altri sono ancora nell'ombra consci sempre più della loro irregolarità ed impauriti dalla consapevolezza di essere stati costretti a cercare un iter illegale per ottenere un permesso di soggiorno che era loro comunque dovuto!
Nei giorni scorsi le cronache giornalistiche riportano un'altra indagine. Si tratta della terza indagine in corso dall'inizio dell'anno.
La questura di Verona ha sgominato un'organizzazione che forniva agli extracomunitari irregolari, dietro un compenso che variava dai 1.700 ai 2.000 euro, la falsa dichiarazione attestante la sussistenza di rapporti di lavoro subordinato per poterli far accedere alla sanatoria.
E questa è solo una delle tante realtà sommerse nate sulla pelle di chi non riusciva a regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano a causa di una sanatoria che priva il migrante di ogni diritto!
Il problema ora è trovare una soluzione per tutti coloro che, a causa di questa sanatoria, ingiusta, eccessivamente rigida, ambigua ed onerosa, sono stati costretti a rivolgersi al mercato nero dei permessi di soggiorno.
Il Procuratore Capo della Repubblica di Verona e la Questura hanno invitato tutti coloro che sono a conoscenza dei fatti e che potrebbero essere sentiti come testimoni a recarsi in procura e parlare!
Ma che ne sarà di loro?
Una soluzione per alcuni è già stata trovata: il rilascio di un permesso di soggiorno per "attesa occupazione" cioè un permesso della durata di sei mesi che consenta al cittadino extracomunitario di travare un lavoro e poi richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno. Per altri si è ipotizzato il rilascio di un permesso per "protezione sociale": quel permesso che viene concesso a di favore degli stranieri vittime di situazioni di violenza o di grave sfruttamento, che arrivino a rischiare la propria incolumità perché hanno deciso di denunciare. Nel frattempo la domanda di Youssuf è bloccata insieme a tutte le altre che costituiscono oggetto dell'indagine e non sa quale sarà l'esito.
Lui aveva realmente lavorato per quella cooperativa, non aveva comprato alcun permesso di soggiorno e non sapeva nulla della truffa che il suo datore di lavoro aveva messo in atto. Eppure sta pagando…
Anche lui grazie alla miopia di chi ha formulato questa sanatoria legando tutti i diritti dell'immigrato alla presenza di un contratto di lavoro e alla volontà del datore di lavoro senza valutare le mostruose ed abnormi conseguenze di tale scelta.