Intervista a suor Pudensiana Kibena, Superiora generale delle Suore
del Cuore immacolato di Maria di Morogoro in Tanzania.
L'intervista s'è svolta a S. Leonardo - Verona
Mi accoglie con un largo sorriso e uno sguardo sereno e penetrante. Mi interessa
capire questa giovane congregazione che conta a tutt'oggi 453 suore suddivise
in 65 comunità, tutte in Tanzania, perché vi ho intravisto una
serenità, una operosità, una felicità non comuni.
L'Istituto è stato fondato nel 1937 dall'allora vescovo Bernard Hilhost,
olandese, e si è sempre più sviluppato.
Oggi c'è una notevole numero di richieste da parte di giovani donne che
desiderano entrarvi.
La selezione è severa e suor Pudenziana mi spiega perché: "Da
noi le suore vivono in piccole comunità composte di tre membri e devono
essere in grado di vivere serenamente assieme e di svolgere ogni mansione necessaria
alla sopravvivenza della comunità stessa. Caratteri difficili o grosse
incapacità al lavoro costituirebbero un grave intralcio per il nostro
stile di vita. Inoltre dobbiamo verificare che le postulanti abbiano ben capito,
cosa non automatica in Africa dove il valore fondamentale per una donna è
la maternità, che si tratta di una vita di celibato abbracciato volentieri".
E' straordinaria la lista delle attività che le suore sono in grado di
svolgere.
Oltre che per le occupazioni tradizionali, quali la gestione di orfanotrofi,
asili infantili, dispensari, case per anziani, ecc, le suore vengono preparate
in ogni sorta di mestieri: calzolaio, muratore, elettricista, meccanico, allevatore.
Frequentano le scuole professionali dello stato per possedere i titoli richiesti
onde poter esercitare tali professioni anche fuori dal convento.
Da quando i volontari italiani hanno costruito nella sede di Mgolole una grossa
falegnameria, alcune suore vi lavorano a tempo pieno. Una di esse sta diventando
maestra in tale professione. La falegnameria con l'anno prossimo dovrà
saper produrre mobili e infissi anche per la vendita al pubblico.
I rapporti con i preti diocesani e con i religiosi sono buoni. Le suore lavorano
per le diocesi e alle diocesi appartengono tutte le case nelle quali abitano,
eccetto quelle della loro formazione. La gente della Tanzania poi, è
entusiasta della loro presenza che è più sospirata addirittura
di quella di un parroco residente.
Il fatto che queste suore siano tutte originarie della Tanzania (tranne quattro,
provenienti dal Rwanda) e quindi della stessa cultura della gente del posto
e vivano una vita molto simile a quella del popolo contribuisce non poco all'instaurazione
di rapporti sereni e apprezzati con gli abitanti dei villaggi e dei quartieri
cittadini.
C'è stato qualche problema con i musulmani, ma solo nei recenti anni
in cui s'è sviluppato da parte di qualcuno un certo fondamentalismo e
questo soprattutto nelle isole di Pemba e Zanzibar, a ridosso della costa Tanzaniana,
abitate in grande maggioranza da gente dell'islam.
Ho chiesto a suor Pudensiana il perché talvolta la vita di relazione
tra suore nere e bianche all'interno di una stessa congregazione, sia difficile.
"Questione di età - mi risponde - perché spesso c'è
uno scarto di molti anni tra le vecchie missionarie europee e le giovani leve
africane. Questione di "sangue", inoltre. Noi Africane ce l'abbiamo
caldo e mal ci si addice il comportamento compassato di stile europeo. Ma il
fatto dipende anche dalla formazione.
Ripeto, da noi è molto selettiva".
Nel mio breve soggiorno dell'anno scorso in Tanzania, non m'è sfuggita
la cordiale e accogliente presenza delle suore del Cuore Immacolato che lavorano
nella nostra missione tanzaniana.
Che si trattasse di riportare il maiale nella stalla, di curare un bambino dalla
sua infezione o di offrire un bicchiere di acqua fresca al visitatore, le ho
viste sempre agire col sorriso sulla bocca.
Certamente un esempio di donne sagge come si trovano descritte nel libro biblico
della Sapienza".
di Paolo Bagattini