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I cieli narrano la Gloria di Dio
e l'opera delle sue mani
annunzia il firmamento (Salmo 19,2)
I
primi raggi di sole radenti sui prati umidi di rugiada, nell'aria il profumo
di terra bagnata e di resina, in lontananza lo sciacquio di un torrentello ed
il rincorrersi felice degli uccelli
è il buongiorno della montagna.
Partiamo di buonora; i nostri primi passi scandiscono la gioia del mattino:
lo sguardo cerca in alto il percorso che ci aspetta e più in alto il
cielo terso rassicura il nostro cammino.
Attraversiamo il bosco che lascia filtrare la luce tra le brume in dissoluzione;
qui il sentiero s'inerpica ripido fino all'estesa radura. Poi il sole ci inonda:
scalda la mugheta, le ghiaie e le rocce.
Con il passare delle ore la fatica aumenta, il sudore salato scende sugli occhi,
la sete arde la gola, ma gli orizzonti si aprono sempre più ampi, i camosci
ci accolgono saltando di roccia in roccia e i fiori fanno capolino dagli anfratti.
Ed infine la vetta, la croce: meta e senso del nostro impegno.
Niente è gratis eppure tutto ci è regalato, è semplicemente
lì che ci aspetta; non appartiene a nessuno ma appartiene a tutti e tutti
siamo responsabili della sua conservazione.
Chi non ne fa esperienza diretta non capisce; chi non guarda con gli occhi dello
stupore non vede nulla: la montagna è semplicemente così.
Ogni volta che frequento l'ambiente alpino due sono i principali sentimenti
che mi invadano: la lode per la bellezza del creato e la gioia nell'avere un
obiettivo ambizioso da raggiungere con fatica personale.
Quale grande artista ha potuto immaginare un'opera di tale bellezza e quale
scienziato sarà mai in grado di analizzare fino in fondo le ricchezze
racchiuse in una goccia di rugiada?
Forse non riusciremo mai a capire l'immensità dei doni di Dio; abbiamo
perduto la capacità di meravigliarci di ciò che accade attorno
a noi: il sole sorge ogni giorno ma non ne facciamo caso, l'acqua scorre dai
ruscelli ai fiumi e dona vita al mondo, ma chi di noi ringrazia per l'acqua?
Ecco, la montagna ci fa riscoprire il senso profondo dei doni di Dio, un Dio
grande artista e grande padre che dà ciò che di meglio ha ai propri
figli; e a noi non resta che ringraziare. Cosa si aspetta un genitore che regala
qualche cosa al proprio figlio? Non grandi discorsi, bastano gli occhi ricolmi
di stupore e un grazie dal cuore.
Ma la montagna è anche fatica, ma non una fatica fine a sé stessa
un fatica per una meta ben precisa. In un mondo dove è sempre più
difficile trovare la propria strada e dove viene teorizzato il minimo sforzo
per il massimo risultato, la montagna mostra una esperienza diversa.
Nulla si ottiene senza impegno personale; l'impegno costa fatica ma la gioia
poi è più grande: raggiungere la cima di una montagna con un elicottero
o a piedi in fondo porta allo stesso risultato ma la soddisfazione è
molto diversa. Quando ci metto del mio, tutto ha un'altro sapore: scegliere
la meta e il tragitto, valutare le condizioni meteorologiche, preparare il materiale,
studiare la via, osservare le indicazioni del percorso e gli incanti della natura,
impegnare le proprie energie, raggiungere il traguardo o saper rinunciare in
caso di gravi difficoltà; tutto questo si sperimenta in una gita in montagna.
Così scriveva nel lontano 1935 il grande alpinista Julius Kugy, il cantore
delle Giulie: "Chi penetra nello spazio mistico dell'alta montagna e lo
percorre come se fosse un luogo benedetto da Dio, deve manifestare sempre ed
ovunque il suo rispetto in umiltà, come si conviene a chi veramente ama
i monti e da essi trae letizia nel profondo del cuore" .
Sandro Venturini za.