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"Il vero viaggio di ricerca non consiste nel cercare nuove
terre ma nell'avere nuovi occhi".
(Marcel Proust)
L'estate, si sa, è tempo di vacanze. Un'occasione, però, anche
per riflettere sul fenomeno turistico, sui suoi impatti e sul modo migliore
di vivere quest'esperienza.
Il turismo di massa è cresciuto in modo vertiginoso a partire dalla metà
del XX secolo. Secondo i dati forniti dall'Organizzazione Mondiale del Turismo,
nel 2000 i viaggi internazionali hanno sfiorato i 700 milioni, per un giro d'affari
di 455 miliardi di dollari, fatturato che pone il settore turistico tra i principali
dell'economia mondiale, con un tasso di crescita del 7,4% rispetto al 1999.
Per molti Paesi, il turismo è diventato la prima industria nazionale,
ma la sua internazionalizzazione ne ha anche confermato il carattere profondamente
non ugualitario. Infatti, se è vero che il turismo è un fenomeno
prettamente del cosiddetto Nord del mondo, in quanto da qui partono i turisti
e qui arrivano i grandi flussi, sia di persone che di denaro, è altrettanto
vero che, quando i paesi di destinazione sono Paesi in Via Sviluppo, il turismo
appare spesso come fonte di sfruttamento e rivela la sua profonda insostenibilità:
ritorno economico insufficiente, ecosistemi gravemente danneggiati dalla presenza
e dal consumismo dei turisti, popolazioni e culture ridotte a una sorta di "zoo
umano" ad uso esclusivo dei turisti, società stravolte dall'impatto
incauto con il modello occidentale. Per far capire la situazione di squilibrio,
bastino alcuni dati rielaborati dall'ICEI (Istituto di Cooperazione Economica
Internazionale) su fonte OMT. Nel periodo 1980-2000, mentre i flussi turistici
nel Nord sono diminuiti dall'81% al 58% e al Sud sono cresciuti dal 19 al 42%,
il fatturato ha percorso la direzione contraria: una crescita, al Nord, dal
69 al 71% ed una corrispondente diminuzione al Sud dal 31 al 29%. Quindi, nel
Nord del mondo, attualmente si registrano meno arrivi ma maggiori entrate.
Ciò è dovuto alla struttura del mercato turistico, il quale dominato
da poche grandi imprese multinazionali che, integrate verticalmente, controllano
i tre grandi settori del turismo (trasporti, alberghiero e tour operator), di
fatto lasciano nel paese di destinazione solo le briciole.
Tuttavia, il turismo internazionale potrebbe rappresentare una importante risorsa
di sviluppo per i PVS, se naturalmente iniziasse a perseguire criteri sostenibili,
a tutti i livelli: economico, socio-culturale e ambientale. Anche i grandi organismi
internazionali sembrano orientarsi in tal senso, come dimostra il recente progetto
di OMT e UNCTAD (United Nations Committee on Trade and Development), denominato
ST-EP; ossia "Sustainable Tourism- Eliminating Poverty".
Le proposte sostenibili non mancano ed anzi, sono sempre più organizzate.
Tra esse, il turismo responsabile è una possibilità che, proprio
in questi anni, sta conoscendo un notevole sviluppo. Si tratta essenzialmente
di un turismo dolce, che cerca di produrre il minor impatto possibile nel paese
visitato, promovendo soprattutto l'incontro e le relazioni sociali. E' un modo
di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza di sé
e delle proprie azioni, della realtà del paese di destinazione, della
possibilità di una scelta meditata. E' un viaggiare etico e consapevole
che va incontro alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità
e si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità,
tolleranza.
Il turismo responsabile privilegia strutture locali (alloggi, ristoranti, trasporti
locali), si prediligono cibi e bevande non importate, si concentra su poche
località piuttosto che su molte "mordi e fuggi" e promuove
l'incontro con le persone e le realtà associative del paese, alle quali
viene devoluta parte della quota di viaggio a sostegno di progetti sociali.
Grazie a questa impostazione, nel paese di destinazione rimane almeno il 40%
del costo del viaggio, contro il 10-15% che rimane con un pacchetto classico.
Ma al centro dell'esperienza si pone l'incontro con le comunità locali,
le quali partecipano, fin dalle prime fasi, all'organizzazione del viaggio,
attraverso partner locali, con i quali si stabiliscono le visite, ma anche il
modo migliore di fare turismo nel loro paese. In questo modo è possibile
cercare di ridurre al minimo l'impatto su ambiente e culture con piena consapevolezza
del significato della propria presenza. Insomma, il turismo responsabile non
isola dalla realtà locale, ma la fa conoscere, consente di viverla con
rispetto e reciprocità, con vicendevole arricchimento
Altra caratteristica fondamentale dei viaggi turismo responsabili è la
trasparenza. Il turista, che viaggia sempre in piccoli gruppi, conosce tutte
le voci di spesa che compongono il suo pacchetto e dunque sa perfettamente la
direzione del proprio denaro.
La nascita e lo sviluppo del turismo responsabile in Italia è legato
principalmente alle numerose Organizzazioni Non Governative e ad associazioni
da anni operanti nel Sud del mondo nell'ambito della cooperazione allo sviluppo
e del commercio equo e solidale, che hanno voluto affiancare alla loro consueta
attività la proposta di viaggi- incontro per far conoscere i loro progetti,
creare relazioni tra i turisti e le comunità locali, senza per questo
trascurare l'aspetto prettamente turistico, con momenti di relax e di visita
ai luoghi storici e naturalistici.
Un elenco ed una descrizione esaustiva delle proposte in Italia è invece
contenuto nella guida "Vacanze contromano 2003", libro di Terre di
Mezzo, edito da Berti.
Per concludere, in paesi dove la priorità è la scolarizzazione,
la salute, la sussistenza alimentare, la tutela dei diritti umani, il turismo
può anche rappresentare un importante strumento di sviluppo, purché
tutti gli attori coinvolti agiscano lungo criteri sostenibili. Il turista svolge
un ruolo essenziale, perché con il suo comportamento responsabile può
contribuire a cambiare l'attuale andamento dei rapporti economici. E questa
è una scelta individuale, etica, non di mercato.
Marina Lovato