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Ognuno di noi vive la sua quotidianità: lo studio per prepararsi alla
vita o il lavoro per mantenere sé e la propria famiglia. La vive nella
casa che abita sempre, nel quartiere o nel villaggio dove è stato necessario
un giorno stabilire la propria residenza.
Tutto questo è importante e necessario. La quotidianità ci fa
tenere i piedi per terra. Essa è carica di valori, quelli dell'impegno
continuativo, della concretezza, della tenacia, della responsabilità
verso chi ci vive accanto e ha bisogno di noi e che talvolta gode addirittura
del diritto alla nostra attiva presenza. Eppure tutti sappiamo che questo non
basta. La vita ha bisogno anche di un altro e più grande respiro.
Gli orizzonti troppo stretti ci accasciano, il giro troppo piccolo di persone
ci impoverisce, la ripetizione dei gesti ci rende sterili.
Ben vengano momenti e periodi di vita nei quali possiamo vivere dell'altro.
Le vacanze possono essere la porta che ci apre al nuovo e ci dà accesso
all'oltre il quotidiano.
Possono essere addirittura la via che porta all'Altro.
Quel "di più" c'è chi lo cerca con la preghiera e la
meditazione, chi con l'immersione nella natura, chi con i viaggi per incontrare
popoli e spiritualità diverse. C'è chi dedica il tempo libero
al servizio, magari duro e difficile verso i più poveri del mondo. C'è
chi cerca riposo fisico e psichico alle fatiche di ogni giorno e chi torna al
villaggio della sua gente per riallacciare i ponti con persone e tradizioni
che sono parte viva della sua memoria. Le vacanze sono un periodo d'oro e, con
modalità e mezzi assai diversi, tutti i popoli le conoscono. Alcune testimonianze
qui di seguito ne parlano.
Poi ci sono le vacanze del non senso, dell'alienazione, dello strafare, del
tornare a casa più stanchi, ignoranti ed egoisti di prima, ma di queste
non ci occupiamo.
C'è già chi ne parla in abbondanza.