Riprendiamo a narrare e terminiamo se a Dio piace le vicende dellerezione del Santuario della Madonna di Lourdes, e immediatamente dellapprovazione da parte dellautorità ecclesiastica e civile.
Se ci fossimo limitati a ricostruire il Santuario dove sorgeva prima, la autorizzazione da parte delle due autorità sarebbe stata facile da ottenere, quasi automatica. Ma volendo costruire il sacro edificio con progetto totalmente diverso da quello preesistente, in località collinare e per giunta al posto di una fortificazione storica, agli occhi di tutti e del semplice buon senso appariva come una nuova costruzione e non come ricostruzione di edificio distrutto o danneggiato da eventi bellici. Perciò sia luna autorità che laltra potevano e dovevano entrare anche nel giudizio di merito sulla nuova opera e non essere soltanto spettatrici.
La legislazione, e di conseguenza anche le idee, non erano del tutto chiare in materia. Ci si poteva quindi attendere che nascessero delle difficoltà ed incomprensioni. Come di fatto accadde, sebbene sotto diverso profilo, tra noi Stimmatini e lautorità, sia ecclesiastica che civile.
Per aver diritto al contributo dello Stato nella ricostruzione di edifici di culto distrutti dalla guerra, la legge esigeva una dichiarazione da parte dellOrdinario diocesano comprovante leffettivo danno subito dalledificio nel nostro caso dellex Santuario che esisteva in piazza Cittadella e la necessità od almeno lopportunità della ricostruzione. La legislazione inoltre prevedeva che il sacro edificio potesse essere ricostruito in forma e in luogo diversi, se lOrdinario, a suo giudizio, lo avesse ritenuto conveniente.
Il Vescovo di Verona era al corrente della volontà di
p. Fantozzi di ricostruire il Santuario della Madonna di Lourdes ed era favorevole alla sua rinascita. Ne fa fede la sua disponibilità a cedere larea della chiesa di s. Antonio in Corso Porta Nuova per questo scopo. Tuttavia p. Fantozzi cominciò a pensare che il Vescovo non sarebbe stato proprio del tutto favorevole qualora il Santuario fosse sorto sui colli di Verona. In quel medesimo tempo infatti mons. Cardinale stava dando compimento al voto fatto alla Madonna, di costruire in suo onore un tempio per aver preservato la città di Verona dagli orrori di una guerra "guerreggiata". Padre Fantozzi inoltre aveva colto qua e là delle voci da parte di alcune persone, le quali non approvavano il fatto che a Verona venissero eretti contemporaneamente due santuari alla Madonna.
Egli aprì lanimo ed espresse il suo timore al professor Gazzola, il quale però lo rassicurò e si offrì spontaneamente di parlare della cosa al Vescovo, di ottenere il suo esplicito beneplacito ed anche il relativo documento di autorizzazione, necessario per condurre le pratiche.
Difatti, dopo qualche giorno, si presentò a p. Fantozzi con il documento regolarmente redatto e sottoscritto dal Vescovo, su foglio intestato e sigillo vescovile: insomma in piena regola. Il Gazzola disse che il Vescovo non aveva mostrato difficoltà alcuna, anzi gli aveva consegnato il foglio brevi manu, con grande disponibilità.
Soddisfazione e grande sollievo da parte di p. Fantozzi e di tutti noi. Ma il fatto che il Vescovo aveva concesso il documento di autorizzazione direttamente, quasi motu proprio, senza consultare gli ufficiali di Curia e i collaboratori, creerà in seguito degli equivoci, dei malumori e farà sorgere proprio quelle difficoltà che p. Fantozzi aveva paventato.
Allestita la pratica, con tutti i documenti di rito, venne inoltrata al Genio Civile di Verona per lesame e la trasmissione al Provveditorato alle Opere Pubbliche (Magistrato alle Acque) di Venezia, e di qui al Ministero. Ricordo un fatto emblematico delliter di questa pratica. Mentre era giacente presso il Genio Civile di Verona, un ingegnere dellUfficio si presentò alle Stimate allo scopo di verificare e controllare lentità dei danni subiti dallex Santuario, come da denuncia. Fui incaricato di condurlo tra le macerie e di assisterlo nel lavoro. Si mise a misurare i pezzi di muro rimasti in piedi, screpolati o cadenti che fossero, allo scopo di detrarli dal volume delledificio, perché, secondo lui, "erano ancora in piedi". A nulla valse la mia asserzione che quei ruderi, ancora in piedi, dovevano essere abbattuti, perché cadenti. Quindi avrebbero comportato una spesa in più da parte nostra, altro che operare una detrazione! Misurò, fece calcoli, fece detrazioni e quantaltre diavolerie, per lintera giornata. Poi portò le sue conclusioni ai competenti uffici e non so come fossero recepite.
La conclusione dellUfficio fu la seguente: il danno subito dal Santuario di piazza Cittadella ammontava a £ 34.151.000
Fatta la verifica, o controllo, era possibile eseguire i lavori che si ritenevano opportuni sullarea dellex Santuario dove, secondo il progetto dellarch. Vincita, doveva sorgere la grande aula da destinare a cinema-teatro. Così pure era possibile, anzi doveroso, asportare le statue sacre sepolte tra le macerie e i marmi degli altari (colonne, gradini, tavole di marmo) rimasti salvi, che si pensava potessero essere utili in altre parti.
Alcuni pezzi di un altare laterale dellex chiesa furono usati per erigere laltare della cappella di Boscochiesanuova, nella villa Armellini, di recente acquistata. Qui pure trovò degna collocazione il tabernacolo dargento che era collocato sullaltare maggiore del Santuario. Delle statue marmoree una, quella del Buon Pastore, fu concessa "temporaneamente" a p. Francesco Trepin, e collocata accanto alla nuova chiesa della s. Famiglia, a Pavia.
Un altro altare venne smontato e trasportato (quasi al completo) nella chiesetta di s. Andrea di Incaffi, e collocato al posto di quello là esistente. Il quale a sua volta, rimosso da quel luogo, fu ricomposto nella cappella della "Concezione", adiacente alla chiesa delle Stimate in Verona. Così, dopo alcuni anni, ritornava nel sacello e nel posto dove si trovava e per il quale era stato costruito. Infatti, negli anni antecedenti la guerra, p. Ferdinando Dominici, superiore della comunità delle Stimate, aveva trasformato quellOratorio in sala daccoglienza per il collegio, spostando la salma del Bertoni che si trovava "murata" entro la parete Est ed eliminando laltare con leffigie della "Concezione", opera del pittore Amigazzi. Laltare e annessi non vennero distrutti (almeno questo!), ma donati alla chiesetta di s. Andrea di Incaffi, dove allora aveva sede il noviziato e dove rimasero appunto fino al loro recupero.
Decisamente, lamore per larte, la storia e la pietà filiale verso il Fondatore sembra non fossero allora così vive come sono oggi!
Gli altri pezzi intatti, ritenuti utilizzabili, e alcune statue marmoree furono trasportate sul colle s. Leonardo e riposte nel forte, entro il cunicolo, sotto la grotta della Madonna, cunicolo scavato nel tufo dagli austriaci, passaggio e canale di comunicazione tra il forte e lesterno, verso il vallo da cui passavano i rifornimenti, le munizioni, i cannoni. Al presente le "reliquie" del vecchio Santuario di piazza Cittadella "riposano" in quellandrone, attendendo "un profeta" che indichi il luogo dove possono essere utilizzate o esposte.
Nel mese di ottobre 1999, il rettore del Santuario p. Renato Carcereri, sistema la statua di San Giuseppe con bambino nel viale di accesso. (Vedi foto a pag. 144).
SantAntonio di Padova (vedi foto a pag. 160) e San Luigi Gonzaga (vedi foto a pag. 154) sono messi nella parte anteriore, ai due lati, dello scalone che dal piazzale sale al Santuario.
Santa Teresa dAvila che abbraccia il crocifisso, viene posta nel giardinetto alle spalle di s. Bernardetta. (Vedi foto a pag. 145).
Il giorno 25 febbraio 1951 avvenne la posa della prima pietra del Tempio Votivo, nellarea del piazzale di Porta Nuova. Grande soddisfazione per il vescovo monsignor Cardinale che vedeva compiersi il suo voto, espressione della sua devozione e gratitudine alla Vergine.
Non so se antecedentemente o dopo questo avvenimento, (certo prima del maggio 1952) p. Fantozzi decise di chiedere unudienza al Vescovo il quale viveva appartato, a causa delletà e degli acciacchi, e lasciava molto spazio al suo vicario generale, mons. Pietro Albrigi nel disbrigo degli affari della diocesi. Non conosco se il motivo fosse di mettere al corrente il Vescovo della situazione e delle pratiche relative al Santuario della Madonna di Lourdes, o se volesse addirittura invitarlo fin dallora alla posa della prima pietra, sul colle s. Leonardo.
Ludienza avvenne in episcopio. Assieme a p. Fantozzi erano d. Cervini, Superiore Provinciale, e lavv. Ederle, come membro della commissione per lerigendo Santuario. Io accompagnai i tre fino alla sala daspetto e rimasi lì, ad attendere.
P. Fantozzi e p. Cervini mi riferirono lesito, appena usciti dallincontro, ancora sotto limpressione. Il Vescovo si ricordava bene del permesso concesso a suo tempo di erigere il Santuario della Madonna di Lourdes, ma pensava che non fosse così prossima la realizzazione. Comunque non gli sembrava opportuno di convogliare lattenzione sulla costruzione di un altro santuario mariano, proprio mentre egli stava per dare compimento al suo voto, coinvolgendo tutta la diocesi.
P. Fantozzi deve aver accolto male, cioè con dolore e come una doccia fredda, lesternazione del Vescovo. Con il suo parlare toscano e lentusiasmo sincero, ma talora esuberante, cercava di persuadere mons. Vescovo che le due cose potevano andare daccordo, trattandosi della gratitudine e dellamore che i fedeli hanno verso la Madre di Dio.
Il Vescovo non era del medesimo parere. Ascoltava p. Fantozzi, ma ripeteva la sua convinzione. La conversazione si protraeva, con rispetto reciproco e con calore, quando mons. Cardinale, evidentemente contrariato, batté un colpo sul tavolo e disse: "Sono io il Vescovo, e finché non è terminato il Tempio Votivo non permetto che si inizi il Santuario della Madonna di Lourdes".
Dolore, disappunto, ma anche rassegnazione. P. Cervini timido di natura accolse la decisione in silenzio. Lavvocato Ederle disse espressamente che le preoccupazioni del Vescovo erano giuste, e quindi era doveroso attendere.
E tutto si avviava verso la conclusione, quando p. Fantozzi fece un atto che poteva sembrare teatrale. Si alzò, si prostrò ginocchioni davanti al Vescovo e disse: "Eccellenza, io sono oramai vecchio, non mi resta molto da vivere. Non voglio presentarmi davanti al tribunale di Dio in contrasto col mio Vescovo, né voglio che la gente dica: questa è la Madonna del Vescovo e quella è la Madonna di d. Fantozzi. Mi dia la sua benedizione, in segno di obbedienza e perdono".
Il Vescovo non si aspettava un gesto simile e, un po confuso e commosso, disse: "Ma no, ma no, padre. È Lei che deve dare la benedizione a me, si alzi! Il Vescovo non dimenticherà mai quanto Lei ha fatto in onore di Maria! Si alzi, stia tranquillo!". Dopo la benedizione data a p. Fantozzi e agli altri, mentre si congedava, in atteggiamento affabile e amichevole, gli andava dicendo: "Vedrà, padre, che tutto andrà bene. Si tratta di pazientare un po di tempo e anche la Madonna di Lourdes avrà il suo Santuario".
Quando raccontava questo incontro (e fu parecchie volte) p. Fantozzi non mostrava alcun risentimento. Solo sofferenza, perché, diceva, "Sono vecchio e malandato, e temo che non avrò la grazia di vedere il Santuario ricostruito".
Come di fatto avvenne
P. Fantozzi dimorava a Verona presso la comunità delle Stimate e di lì seguiva e "precedeva" gli avvenimenti con attenzione e impazienza.
Gli acciacchi si andavano moltiplicando e aggravando. Colgo queste indicazioni dal Bertoniano. Nel marzo 1951 rimase a letto per tutto il mese. Passò quindi a Sezano per rimettersi in salute e in agosto salì a Boscochiesanuova, per riposare. Qui fu visitato dal suo vecchio amico p. Bevilacqua dei Filippini di Brescia (poi cardinale) ed anche dal Vescovo che era in visita a Valdiporro. Infine rimase praticamente a Sezano, finché nel 1952 venne assegnato definitivamente a quella comunità.
(cf. Bert. 1952, p. 103).
Anche dal luogo di questultima dimora continuava a seguire le vicende del "suo" Santuario. Di tanto in tanto, spontaneamente o chiamati, salivano a Sezano lIngegner Loredan o Gazzola, più il primo che il secondo, per ragguagliare p. Fantozzi sulliter delle pratiche; più spesso per offrire a lui la possibilità di "sfogarsi", esprimendo desideri, raccontando ricordi e prospettando i suoi... sogni. Dopo lottobre del 1952 salivo anchio almeno due volte la settimana e mi intrattenevo con lui. Era lucido, vivace, proteso verso il futuro con entusiasmo e ottimismo. Qualche volta, esprimeva una specie di visione, dicendo: "Vedo folle e folle che salgono al Santuario per pregare la Madonna e cantare le sue lodi!".
Durante il giorno rimaneva quasi sempre in stanza seguito amorevolmente dagli infermieri, fratel Secondiano Flaborea e fratel Natale Viscito. Questultimo aveva incontrato e conosciuto padre Fantozzi a Salerno, durante la guerra, quando era ricoverato nellospedale militare, e p. Fantozzi fungeva da sostituto-cappellano. Ne avrebbe molte da raccontare su di lui!
Aveva anche la possibilità e il tempo di leggere, e leggeva di preferenza vite di santi.
Ma purtroppo dovette presto diradare e poi sospendere la lettura a causa di una cataratta agli occhi. Egli mal sopportava questa progressiva perdita della vista e la conseguente prospettiva di rimanere inattivo a causa della cecità. Desiderava sottoporsi a operazione chirurgica: ne parlava con tutti quelli che lo visitavano, per averne consiglio, o meglio, per trovare consenso ed appoggio. Erano contrari allintervento gli infermieri e il dottore che lo seguiva, il p. Provinciale e ling. Loredan che era Presidente degli Istituti Ospitalieri di Verona e aveva modo di interpellare degli specialisti. Ma egli non si persuadeva.
Un giorno lesse sul giornale che a Vienna un paziente di cataratta, novantenne, era stato operato con successo. Non ci volle di meglio: moltiplicò le insistenze per sottoporsi anche lui allintervento. Diceva: "Se hanno operato un novantenne, perché non possono operare me che sono solo ottantenne? Quindi non è vero che io sono troppo vecchio per essere operato". Le sue insistenze più che le sue argomentazioni finirono per indurre i responsabili ad acconsentire allintervento chirurgico, pur di accontentarlo.
Non ricordo quando né da chi venne eseguita loperazione ad un occhio, quello sinistro. Ricordo una visita fatta insieme alling. Loredan a p. Fantozzi, nella sua stanzetta, di fronte alla scala, sulla loggia (oggi, sacrestia). P. Fantozzi, con un occhio bendato, indebolito nellorganismo ma perfettamente in sé e pieno di spirito, parlava della Madonna Immacolata e del Santuario. Purtroppo non doveva vederlo coi suoi occhi, neppure liberi dalla cataratta!
Trascrivo dalla cronaca di Sezano: "Nel frattempo è venuto a mancare p. Luigi Fantozzi. Dopo aver superato felicemente un intervento allocchio sinistro per la cura di una cataratta, fu colto da un aggravamento del suo mal di cuore, che lo portò lentamente e serenamente alla morte, sopraggiunta la sera del 4 dicembre 1953. Aveva appena recitato il Rosario insieme con gli infermieri fratel Flaborea e fratel Viscito, che lo avevano sempre assistito". (Bert. 1954, p. 334). Proprio come nella preghiera di Bartolo Longo: "O Rosario benedetto di Maria, a Te lultimo bacio della vita che si spegne e lultimo accento delle smorte labbra sarà il tuo Nome, o Maria!".
Il giorno dopo ling. Loredan mi portò in macchina a Sezano per visitare la salma e pregare per lanima benedetta di p. Fantozzi. Quando uscimmo dalla stanza, tutti e due visibilmente commossi, mi prese le mani e stringendole disse: "Ora tocca a noi realizzare il sogno di p. Fantozzi!". Si era nella novena dellImmacolata, della quale p. Fantozzi era stato chiamato "Il Cavaliere".
Per concludere, una nota un po malinconica, ma da ricordare per dovere di verità.
La salma di p. Fantozzi venne trasportata a Verona ed esposta nella cappella della Concezione. Ne fu data notizia tramite la stampa e furono affissi avvisi murali. A visitare la salma vennero poche persone, e alle esequie, una frequenza normale.
La cronaca della casa Stimate non menziona neppure lavvenimento. Solo nel mese di gennaio successivo, si legge: "Messa di trigesimo per il p. Fantozzi: celebra mons. Chiot. Sono intervenuti molti amici suoi e dellopera nostra". (Bert. 1954, p. 354).
Ling. Loredan esprimeva il suo stupore dicendo: "Con tutto quello che p. Fantozzi è stato per Verona, mi aspettavo qualche cosa di più".
Lanno seguente 1954 morivano:
29-07-1954: d. Ottavio Dallacqua
04-12-1954: d. Giovanni Calabria
26-12-1954: mons. Girolamo Cardinale.
Una generazione che scompariva. Tutti avevano avuto rapporti con p. Fantozzi e con lopera sua in diverse forme e con atteggiamenti diversi. Amiamo ricordarli insieme, uniti in Cielo, nella visione di Dio accanto alla Vergine Immacolata.
Mons. Girolamo Cardinale, esattamente un anno prima della morte, ebbe la grazia e la gioia di inaugurare il Tempio Votivo, sul piazzale di Porta Nuova. Fu una profonda soddisfazione per lui che vedeva adempiuto il suo voto. Contenti pure p. Fantozzi e noi Stimmatini, perché veniva a cessare la moratoria richiesta dal Vescovo per iniziare la costruzione del Santuario della Madonna di Lourdes.
Frattanto, a causa delle condizioni sempre più precarie di salute, la Santa Sede nominò Coadiutore del vescovo di Verona mons. Andrea Pangrazio, il quale entrò in diocesi il 31 ottobre 1953.
Mons. Pangrazio non era per nulla prevenuto verso gli Stimmatini, anzi nel tempo che rimase a Verona, ed anche dopo, dimostrò stima e simpatia per il nostro Istituto. Andava volentieri a celebrare presso di loro in diverse occasioni e si fermava pure per i pasti, specialmente alle Stimate, dove si sentiva a suo agio. Nelle cronache del Bertoniano sono registrate parecchie delle sue visite a nostre comunità. Ne riporto qualcuna: dicembre 1953, alle Stimate: "Celebra la s. Messa per i convittori". L11 febbraio 1954, è alle Stimate per la festa della Madonna di Lourdes. Sezano, 21 febbraio 1954: "Mons. Pangrazio, nuovo vescovo Coadiutore di Verona, ci onora di una sua visita, durante la quale si intrattiene a lungo e molto affabilmente con i padri e gli studenti". S. Leonardo, 23 maggio 1955: "Monsignor Pangrazio, Amministratore Apostolico di Verona, conferisce nella nostra cappella la Tonsura ad alcuni dei nostri chierici brasiliani e si intrattiene con noi a cena".
Un giorno potrebbe essere agli inizi del 1954 Monsignor Albrigi, appena rientrato a casa dalla Curia vescovile, mi chiama e mi riferisce che mons. Pangrazio gli aveva mostrato una lettera che proveniva da Roma, precisamente dalla Segreteria di Stato. In essa si richiedevano al Vescovo dei chiarimenti e il suo parere circa una iniziativa promossa dagli Stimmatini, di costruire una chiesa-santuario dedicato alla Madonna Assunta, sul colle s. Leonardo. Mons. Pangrazio era visibilmente indispettito perché non sapeva nulla delliniziativa, in Curia vescovile non era stato rinvenuto alcun documento presentato o rilasciato dallautorità ecclesiastica, né i parroci vicini, né i canonici sapevano alcunché della cosa. Riteneva tutto questo una mancanza di riguardo allautorità ecclesiastica e contro le norme del Diritto. Comunque egli avrebbe comunicato alla Segreteria di Stato la propria estraneità ed anche la contrarietà per liniziativa.
Mons. Albrigi cercò di spiegare che si trattava certamente del Santuario della Madonna di Lourdes e non dellAssunta, e che neppure lui, sebbene Vicario, aveva visto alcun documento in merito in Curia, ma che mons. Cardinale era al corrente di tutto.
Mons. Albrigi concludeva consigliando a noi di chiedere unudienza al Coadiutore e di chiarire con lui tutta la faccenda, senza accennare alla lettera della Segreteria di Stato, essendo cosa riservata.
Riferii tutto al Provinciale, p. Battisti.
Ci mettemmo subito in contatto con p. Di Giusto, a Roma, per conoscere il perché dellintervento della Segreteria di Stato e il motivo del mutamento del titolo del Santuario. Egli spiegò la cosa affermando di aver chiesto lintervento di un funzionario della Segreteria di Stato perché sollecitasse la pratica per il finanziamento del Santuario. Il prelato a cui si rivolse suggerì di mutare il titolo, perché riteneva che fosse più attuale e importante onorare Maria nel mistero della sua Assunzione piuttosto che commemorare una semplice sua apparizione a Lourdes. Come si vede, ragionamento ineccepibile, ma decisamente fuori contesto.
Venne dato ordine di sospendere subito ogni intervento, e di bandire ogni velleità di cambiamento.
Mons. Pangrazio concesse ludienza richiesta. Allappuntamento ci presentammo il Provinciale ed io, che mi premurai di portare i documenti utili al caso. P. Battisti cominciò a parlare della storia del Santuario: la sua distruzione, liter dei lavori per ricostruirlo, la scelta del colle s. Leonardo, il prossimo avvio dei lavori e quindi invitò il Coadiutore per la posa della prima pietra, dato che mons. Cardinale non ne era più in grado.
Il Vescovo ascoltava visibilmente contrariato. Poi cominciò a parlare e disse che egli non sapeva nulla, che non esisteva alcuna autorizzazione scritta nellarchivio vescovile. Allora estrassi dalla cartella una copia fotografica del documento firmato da monsignor Cardinale, copia che p. Battisti consegnò a monsignor Pangrazio, dicendo che la poteva trattenere per larchivio. Egli la guardò e la lesse attentamente. Rimase stupito e chiese: "Ma chi lha fatta? Perché non esiste copia nel nostro archivio? Perché non cè la controfirma del Cancelliere?".
P. Battisti rispose che anche lui era meravigliato della cosa, ma che tutto era stato fatto da p. Fantozzi, secondo i consigli e le direttive del Soprintendente prof. Gazzola e delling. Loredan, nomi autorevoli, a lui ben noti.
Allora io, che non avevo ancora parlato, estrassi il foglio che conteneva i nomi dei membri della Commissione per la costruzione del Santuario, e glieli lessi. Erano nomi che coinvolgevano la Prefettura, il Comune, le banche, lente del turismo e gli altri nomi erano di esimi professionisti. "Come vede, Eccellenza, è tutta la città che desidera ed attende questa realizzazione. Spesso ci sentiamo chiedere: quando incominciate?".
Alla fine mons. Pangrazio, che di solito era molto sicuro, parve spaesato. "Devo far vedere al Vicario generale questo documento, devo sentire il parere del Capitolo dei Canonici". Della lettera della Segreteria di Stato neppure una parola.
Quando fummo giunti alla conclusione, p. Battisti gli chiese: "E allora, Eccellenza, potremo contare sulla sua presenza per la posa della prima pietra?". Rispose: "Vedremo, vedremo, per ora non posso dire niente".
Uscimmo dalludienza più sereni, ringraziando la Vergine Immacolata che, quando vuole, può appianare tutto.
Poco tempo dopo moriva mons. Girolamo Cardinale (26 dicembre 1954). Mons. Pangrazio, Coadiutore e poi anche Amministratore Apostolico della diocesi di Verona, inaspettatamente venne nominato vescovo di Livorno.
Una chiacchiera non so se per celia o per davvero si sparse in quei giorni in certi ambienti: "Sono stati gli Stimmatini a far mandare via da Verona monsignor Pangrazio!".
La cronaca della comunità Stimate, al giorno 11 febbraio 1955, scrive: "Buon concorso di fedeli alla novena della Madonna di Lourdes e alla festa, cui sono intervenuti anche mons. Pangrazio e la direzione dellUnitalsi veneta". E "il giorno 30 maggio pranza con noi monsignor Pangrazio prima della sua partenza per Livorno dove è stato trasferito come vescovo Coadiutore. Il 19 giugno diamo il benvenuto al nuovo vescovo di Verona mons. Giovanni Urbani". (Bert. 1955, p. 103).
Mons. Giovanni Urbani, veneziano, fu vescovo di Verona dal 19 giugno 1955 al novembre 1958 quando, promosso alla sede patriarcale di Venezia, successe al card. Giuseppe Roncalli, eletto papa con il nome di Giovanni XXIII.
Cordiale, gentile, signorile nel tratto, ebbe ottime relazioni con tutti. Egli venne di frequente alle Stimate e a san Leonardo, per motivi diversi, connessi al suo ministero pastorale. Ammirava il complesso della Scuola Apostolica di san Leonardo e ne lodava la posizione; mentre gli ricordava pure il problema medesimo che egli aveva per la diocesi, esattamente in quegli anni.
Vide pure il colle san Leonardo, che attendeva il sorgere del Santuario della Madonna. Tuttavia ufficialmente non parlammo mai a lui di questo argomento. Dopo il colloquio avuto con mons. Pangrazio, p. Battisti diceva: "Quieta non movère! Noi andiamo avanti tranquilli come siamo sempre andati. Se il Vescovo avrà delle difficoltà ce le farà conoscere. Ci presenteremo solo per invitarlo alla posa della prima pietra, quando sarà giunto il momento".
Non ricordo quando fu esattamente questo "momento". È probabile allinizio della primavera del 1958. Chiedemmo unudienza e ci presentammo p. Battisti ed io, che portavo nella cartella i soliti documenti, nel caso venissero utili. Il Vescovo ci accolse gentilmente del resto ci conosceva di persona ascoltò p. Battisti che gli illustrava la situazione e lo invitava formalmente a benedire la prima pietra, in data da destinarsi, dato che ora tutto era pronto e che lo Stato aveva finalmente concesso il finanziamento.
Ascoltò con attenzione, senza alcun segno di sorpresa e disse: "Aspettate che chiamo il Vicario generale, perché è meglio che parliamo anche con lui".
Chiamò il Vicario, che era mons. Giuseppe Lenotti (poi vescovo di Foggia), al quale disse, senza tanti preamboli: "Ci sono qui gli Stimmatini che ci invitano a benedire la prima pietra del Santuario della Madonna di Lourdes, quando sarà possibile farlo?".
Mons. Lenotti, un po imbarazzato, rispose: "Eccellenza, ci sono delle difficoltà. La Curia non ha niente di ufficiale e di scritto, i parroci non hanno potuto esprimere il loro parere ".
Il Vescovo non lo lasciò finire e disse: "Ora tutto è superato. I padri non chiedono il permesso di costruire, ma di benedire la prima pietra. Hanno ottenuto lautorizzazione di mons. Cardinale, hanno lapprovazione dello Stato, della Pontificia Commissione per larte sacra, e quindi possono incominciare. Se non sarà il Vescovo di Verona a benedire la prima pietra, essi possono invitare il loro Vescovo di Trento e fare ugualmente la cerimonia. Quindi vediamo di fissare una data possibile e significativa". E prendendo in mano lagenda: "Ecco il 31 maggio sarebbe una bella data, è possibile?".
Per p. Battisti, per me e per coloro che dovevano predisporre i preparativi, andava bene. Così il Vescovo scrisse nella sua agenda limpegno per il 31 maggio. Monsignor Lenotti non disse parola.
Ringraziammo, ossequiammo ed uscimmo, con cuore felice e riconoscente.
La maggior parte dei cittadini veronesi era favorevole allerezione del Santuario sopra il colle s. Leonardo. Per motivi religiosi, ambientali e di prestigio. Anche la possibilità di poter accedere su quel colle, prima precluso da divieti militari, aveva il suo peso. Infatti poter abbracciare dallalto con lo sguardo lincantevole città dava profonda soddisfazione al cittadino e avrebbe accresciuto lamore e la stima di Verona, città darte, presso gli stranieri. Fu questo il sentimento del "primo cittadino" Giovanni Uberti quando vide la "sua" Verona dallalto del colle.
Non tutti però la pensavano così. Alcuni vedevano di malocchio la trasformazione del "vecchio maniero" in Santuario mariano. Ciò per motivi ambientali, storici, artistici ed anche forse nel subconscio per motivi laici: "I religiosi occupano sempre i posti più belli!".
Uno "studioso" darte e di ambiente mi disse che lì, invece di una chiesa, ci vedeva meglio una villa. Un altro sempre amante darte e di paesaggio diceva alling. Loredan: "Una chiesa va bene su un colle, solo se quello è terminale di una catena di colli. Ciò che non si verificava nel caso del colle s. Leonardo". Al che lingegnere rispondeva prontamente: "Guarda che ti sbagli" e gli dimostrava che il colle s. Leonardo era un vero colle terminale, quindi lassù, secondo la sua teoria, ci stava proprio bene il Santuario di Lourdes.
Da principio erano voci isolate, ma quando fu aperta la strada e stava sorgendo ledifico della Scuola Apostolica, le voci di allarme divennero più insistenti. Qualche persona autorevole cominciò a scrivere sulla stampa locale contro lo "scempio" della collina e lo "sgorbio di un nuovo mastodontico edificio". Apparvero alcuni articoli sul giornale locale "LArena" di un certo Polinnio, pseudonimo non so di chi, e vennero disturbati anche il Gazzettino di Venezia e il Corriere della Sera. Naturalmente erano chiamati in causa il Comune e la Soprintendenza e veniva sollecitato il loro intervento per la salvaguardia della collina e lidentità di Verona. (Doc. 13).
La cosa cominciò ad impressionare i nostri più vicini collaboratori: Gazzola, Loredan, Rossi de Paoli. Vi era il pericolo che lAmministrazione Comunale, sensibile a queste pressioni, ponesse remore, ostacoli o veti alla costruzione.
Premessa. Noi Stimmatini avevamo sempre pensato ed agito secondo quello che ritenevamo norma di legge. Tutte le pratiche di ricostruzione vennero impostate secondo le direttive ministeriali. Queste contemplavano che tutto passasse dal Genio Civile, poi dal Magistrato delle Acque di Venezia e infine dal Ministero, per averne lapprovazione. Per la ricostruzione delle chiese ed altri edifici ecclesiastici era inoltre prescritta la previa approvazione della Pontificia Commissione per larte sacra. Non erano previste altre autorizzazioni, né comunali, né regionali. Molte volte i dirigenti dellUfficio del Genio Civile e del Ministero avevano assicurato che nessunaltra autorità poteva intervenire: ubi maior, minor cessat. Quindi eravamo o pensavamo di essere in una botte di ferro.
Esposi questa nostra convinzione nellincontro Gazzola, Loredan, Rossi de Paoli. Ling. Loredan non era del tutto persuaso e con la sua consueta signorilità si espresse: "Mi pare una cosa strana e poco rispettosa che una città veda sorgere un complesso così importante e non possa esprimere il suo parere in merito, ma debba sottostare ad una decisione che viene da fuori. Possibile che il Comune e la Soprintendenza non possano dire niente dal lato artistico ed ambientale, per una realizzazione che modifica laspetto di Verona?".
In ogni caso egli riteneva che fosse opportuno e prudente di non far valere questi diritti e di presentare ogni cosa secondo la prassi normale, al Comune. Ugualmente con la Soprintendenza, per quanto era di sua competenza.
Tutti daccordo: lingegnere avrebbe pensato per lapprovazione da parte del Comune, e Gazzola da parte della Soprintendenza, e Rossi de Paoli si impegnava a preparare il plastico del Santuario con le parti accessorie e di inviarlo a Verona. Io fui pregato di interessarmi del problema stampa, incontrando il direttore de LArena.
In effetti, un giorno mi presentai a lui. Mi ricevette cortesemente. Non ricordo se fosse stato allievo delle Scuole alle Stimate. Parlammo degli articoli apparsi sul suo giornale, ostili allerezione del Santuario. Egli mi disse della libertà di espressione che hanno i singoli articolisti e mi propose di incontrare lautore degli scritti, allo scopo di chiarire con lui il nostro punto di vista.
Lincontrai di fatto e ci illuminammo a vicenda. Ricordo di avergli detto che noi pure ci preoccupavamo dellimmagine di Verona dal lato artistico e paesaggistico. Che il forte s. Leonardo non aveva alcuna originalità. Che larchitetto aveva intonato la costruzione alle forme sammicheliane, caratteristiche di Verona.
Che la zona sarebbe stata aperta ai cittadini, meta di visitatori e turisti. Insomma, una nuova perla inserita armonicamente nel paesaggio e nellinsieme monumentale della città.
Non so se le mie argomentazioni venissero condivise, ma perlomeno era stata chiarita la nostra buona disposizione ad accogliere e rispettare le altrui vedute. Fatto sta che gli scritti che esprimevano opposizione, almeno su LArena, diradarono e vennero a cessare.
I sindaci di Verona sono stati sempre favorevoli allerezione del Santuario sul colle s. Leonardo. Dapprima il vice sindaco Trabucchi, che ci favorì in ogni modo. Uberti, che aveva accettato di essere nella Commissione proposta da p. Fantozzi per il Santuario. Così pure il prof. Giorgio Zanotto, eletto successivamente.
Egli era ed è tuttora ammiratore e grande amico di p. Alziro Furlanis. Aveva insegnato nella Scuola delle Stimate, iniziando il suo curriculum proprio a Sezano, durante e subito dopo la guerra. Grande cristiano nel privato e nella vita civile. Raccontava padre Alziro che, quando Zanotto accettò di fare il sindaco di Verona, dovette rinunciare a tenere la contabilità di due grandi aziende cittadine, privandosi dellonorario di parecchi milioni al mese, compensato dalle briciole che venivano allora passate per lufficio di Sindaco.
La cronaca di s. Leonardo, il giorno 29 luglio 1956, riporta: "Venne a farci una visita graditissima il neoeletto sindaco di Verona, prof. Zanotto".
Ebbi parecchi incontri con lui, e si dimostrò sempre cordiale e disponibile. Tuttavia cominciò a diradare la sua presenza quando i giornali sollevarono il problema del Santuario, chiamando in causa pure lAmministrazione Comunale. Un po timido per natura, un po perché non voleva creare problemi allAmministrazione e a noi Stimmatini, un po perché vedeva che gli oppositori non avevano tutti i torti, cercò di rimanere nellombra. Giunse al punto che, per evitare di compromettersi e inasprire le polemiche, non si presentò alla posa della prima pietra del Santuario (31 maggio 1958), ma incaricò un suo rappresentante, sebbene fosse stato espressamente e personalmente invitato.
Nel frattempo ling. Loredan si dava da fare per predisporre e presentare i progetti in Comune. Nutriva speranza, anzi certezza, che sarebbero stati approvati senza eccessive difficoltà. Tra i membri della Commissione Edilizia del Comune, incaricata di esaminare i progetti, vi era il geometra Rinaldo Sonato, di Tomba Extra, il quale lavorava nel suo studio. Questi contattò tutti i colleghi e riferì allIng. Loredan delle loro buone disposizioni, soddisfatti dal fatto di poter avere il progetto, di esaminarlo e di esprimere le proprie osservazioni.
Ma lingegnere voleva prima avere il plastico, per unirlo ai progetti, sicuro che ciò avrebbe favorito limpressione di unopera veramente degna di Verona. Sollecitava spesso larchitetto Rossi de Paoli ad accelerare i tempi.
Il plastico arrivò a Verona proprio nel momento giusto. Riporto una nota di cronaca del 21 maggio 1958: "Arriva da Roma il plastico del Santuario della Madonna di Lourdes. Alcuni operai dellimpresa Andreotti iniziano il lavoro per sistemare il piazzale ove si svolgerà la cerimonia della posa della prima pietra. Il sindaco di Verona prof. Zanotto accompagnato da p. Cappellina viene a vedere il plastico del Santuario" (Bert. 1958, p. 59). Era tanta la voglia di documentarsi!
Il plastico rimase a s. Leonardo fino al 31 maggio, quando fece bella mostra di sé presso i numerosi intervenuti alla cerimonia della posa della prima pietra. Poi venne portato in Comune, nel palazzo Barbieri, visibile non solo ai tecnici incaricati dellapprovazione, ma anche agli altri amministratori, impiegati, e ai cittadini.
Qualche giorno dopo la cerimonia, ancora addolorato e "irritato" per lassenza del Sindaco, lo chiamai al telefono e gli espressi la delusione degli Stimmatini e il loro profondo rammarico. Poi, in una sfuriata, gli dissi: "Si ricordi che se il Santuario della Madonna non verrà costruito sarà per colpa sua!". Egli mi rispose, cercando di quietarmi: "No, no, vedrà che tutto andrà bene, stia tranquillo, tutto andrà bene".
Il progetto, con disegni, relazione, computi ecc., fu presentato il giorno 5 agosto 1958. Venne immediatamente esaminato dalla Commissione Edilizia, la quale avanzò alcune richieste di delucidazione. Ricevuta la risposta da parte dellarchitetto ed esaminato nuovamente il tutto, espresse parere favorevole allapprovazione del progetto, suggerendo alcune modifiche da apportare in fase esecutiva. Questo il 28 agosto 1958.
Il Sindaco, forte del parere della Commissione, si premurò di concedere il Nulla Osta per la costruzione del Santuario. Porta la data del 12 settembre 1958.
Recependo poi il parere della medesima Commissione, suggeriva di apportare delle lievi modifiche al progetto, tra cui: eliminare il motivo dei timpani sulla prima copertura, coprire la cupola con lastre di rame, togliere il prospetto sul piazzale, piantare degli alberi lungo la strada sottostante il muro di sostegno. (Doc. 14).
Ricordo che un giorno, subito dopo la firma del Nulla Osta, il prof. Zanotto mi fece chiamare al telefono e mi comunicò di aver dato lapprovazione per la costruzione del Santuario. E aggiunse: "Ha visto? Non le avevo detto che tutto sarebbe andato bene?". Ringraziai commosso e confuso, e chiesi scusa per le mie precedenti escandescenze.
Per quanto riguarda lapprovazione da parte della Soprintendenza (oggi: Beni Culturali) conosco poco o nulla. So che il prof. Gazzola ricusò di prendere lui stesso ogni decisione, sia per correttezza, sia per opportunità. Sapeva di essere troppo coinvolto nella faccenda, perciò preferì che altri esaminasse il progetto e decidesse in merito.
Venne incaricato dal Ministero un architetto che si chiamava Franco (non ricordo il nome) e proveniva da Venezia. Il giorno del sopralluogo a s. Leonardo, erano presenti Rossi de Paoli, Gazzola, io e limmancabile ing. Loredan. Lispettore fece un breve giro sul piazzale, per rendersi conto dellambiente, prese visione dei disegni, ma si fermò più a lungo ad esaminare il plastico del santuario, o bozzetto, come più spesso lo chiamava Rossi de Paoli. Ricordo che rimase convinto e presentò allarchitetto i suoi sinceri complimenti. Suggerì solo di usare negli archi una forma più "massiva". Ciò che larchitetto accettò e realizzò in fase esecutiva. (Doc. 15).
Nelle note di cronaca di s. Leonardo (dopo il 21, e prima del 29 giugno 1958 il cronista non era un patito per le date!) si legge: "Un ispettore del Ministero del Lavoro (sic!) viene a vedere il plastico del Santuario, che dal lato paesaggistico definisce veronesissimo". (Bert. 1958, p. 60).
Tra parentesi: esiste ancora quel plastico o bozzetto presso il Santuario, conservato gelosamente per i posteri, racchiuso in un ambiente... introvabile!
Finite tutte queste operazioni potevamo tirare un respiro di sollievo. Finalmente avevamo le autorizzazioni, potevamo contare sul primo finanziamento da parte del Ministero dei Lavori Pubblici, le opposizioni della stampa erano diminuite di intervento e di tono. Si poteva iniziare la tanto sospirata costruzione. Ma...!